Davide Del Popolo Riolo ci conduce in un viaggio che attraversa il mito con passo umano, restituendo voce a figure troppo spesso imprigionate nel loro destino. Cassandra, Socrate, Filottete ed Euripide non sono più solo nomi scolpiti nella memoria classica: diventano coscienze vive, fragili e ribelli, attraversate dal dubbio e da una profonda sete di libertà.
La scrittura dell’autore è elegante e riflessiva, capace di rendere percepibile il peso delle domande eterne, quelle che ancora oggi interrogano il lettore sul senso del potere, della giustizia e dell’anima. Il mito non è semplice cornice narrativa, ma spazio di confronto e ascolto, dove filosofia e dimensione emotiva si intrecciano senza forzature.
Il romanzo si distingue per la capacità di fondere mito e pensiero con un respiro moderno, offrendo una visione in cui la voce femminile del divino non è un’eco lontana, ma il motore di un risveglio interiore. Il dubbio diventa così una forza che incrina l’ordine imposto e apre alla possibilità di una scelta consapevole. Sussurrami, o dea è un’opera colta e intensa, che invita a fermarsi, ascoltare e lasciarsi interrogare dal silenzio degli dèi.
In questo silenzio carico di tensione, il romanzo continua ad espandere il proprio significato, trasformando il mito in uno specchio inquieto del presente. Ogni personaggio diventa portatore di una frattura, di una crepa nell’ordine stabilito, mostrando come la fedeltà cieca agli dèi non coincida mai con la giustizia. Il dubbio, lungi dall’essere una debolezza, si configura come l’unica vera forma di lucidità possibile.
La narrazione non procede per eroi trionfanti, ma per coscienze che si risvegliano lentamente, spesso nel dolore. Cassandra incarna la condanna di chi vede troppo e viene escluso; Socrate rappresenta la voce interiore che non accetta compromessi; Filottete porta nel corpo l’ingiustizia subita, mentre Euripide dà parola a chi è stato cancellato dalla storia ufficiale. In questo intreccio, l’umano emerge come spazio di resistenza, fragile ma irriducibile.
Sussurrami, o dea si rivela così come un’opera che non cerca consolazione, ma consapevolezza. Un testo che chiede al lettore di assumersi il rischio del pensiero, di accettare l’inquietudine come condizione necessaria alla libertà. Il mito diventa allora un linguaggio vivo, capace di parlare al presente, ricordandoci che ogni cambiamento autentico nasce da una domanda che non smette di farsi sentire.

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