lunedì 19 gennaio 2026

Il cielo color fragola, di Gianni Santoro



Trama
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Leonardo, voce narrante di documentari e guide turistiche, è un uomo timido e riservato, che oltre a essere tormentato da numerosi sensi di colpa, custodisce nel cuore un ingombrante segreto. Nel giorno del suo quarantunesimo compleanno, Leonardo assiste impotente al suicidio di un uomo, un evento di per sé scioccante soprattutto quando il protagonista viene a conoscenza del motivo che ha indotto quell’uomo al tragico gesto. In un intreccio sempre più vorticoso di rimorsi, c’è spazio per un ultimo, grande colpo di scena, che consentirà al protagonista del romanzo di liberare dal proprio cuore il rimpianto più grande, e renderà in qualche modo giustizia all’uomo che ha visto morire in un freddo mattino di marzo.


Perché adorare il romanzo: 

Ci sono romanzi che non cercano di stupire con artifici o effetti speciali: ti entrano dentro in punta di piedi e, quando te ne accorgi, hanno già toccato qualcosa di profondo. Questo è uno di quelli. La storia di Leonardo, un uomo che vive tra silenzi, colpa e un segreto che pesa più di quanto voglia ammettere, parla a chiunque abbia provato almeno una volta la sensazione di non riuscire a perdonarsi qualcosa.

Il romanzo affronta un tema doloroso, un evento che travolge la vita del protagonista proprio nel giorno in cui dovrebbe celebrare se stesso. Ma non si ferma al trauma: esplora ciò che succede dopo, quando la mente inizia a macinare domande, rimorsi e possibilità mancate. Ed è in questo confine sottile, tra ciò che rimane e ciò che non può più essere, che la storia diventa irresistibile.
Amerete questo libro perché scava con delicatezza nel cuore di un uomo comune, mostrando quanto sia fragile l’equilibrio che ci costruiamo ogni giorno. Amerete seguire Leonardo mentre prova a dare un senso a ciò che ha visto, mentre affronta quel segreto che ha tenuto sepolto troppo a lungo, e mentre si avvicina a una verità che non redime del tutto ma che, in qualche modo, restituisce dignità a entrambe le vite coinvolte.

È un romanzo che parla di giustizia emotiva, di colpi di scena che cambiano prospettiva e di quel momento in cui capisci che, forse, puoi smettere di punirti.
È una storia che non giudica, ma accompagna. Non urla, ma lascia un’eco.




Vincenzo Cioffi - Volti scomparsi




 Essere pazzo, l’ho sempre sospettato. In questo paesino di buonisti, gli sguardi compassionevoli sussurravano “È solo un momento”, o peggio “Cosa ti può far impazzire? Dovresti ringraziare per la vita che hai!”.
Forse dovresti ringraziarmi anche tu, o meglio, avresti dovuto farlo mentre respiravi ancora. Ora è difficile, con la testa poggiata sul tavolo e il corpo nudo legato al letto. Voglio che tu sappia che non ti ho toccata dopo averti uccisa. Prima sì, ma non dopo.

Dovevo solo provare a me stesso di avere ragione. Non avrei voluto arrivare a tanto, te lo assicuro.
Ragione di cosa? Ti starai chiedendo. Bene! Da tempo un pensiero mi tormentava “È possibile che una donna goda durante uno stupro?” Io pensavo fosse possibile e me l’hai confermato. Ho sentito che fremevi, tremavi, piangevi. Hai cercato di trattenerti, ma alla fine è tutta una questione di meccanica e tempistica: colpi
costanti, ritmo stabile, stimolazione. Alla fine ho avuto ragione io, anche se non eri consenziente. Tutto è finito in meno di mezz’ora.

Sono soddisfatto. Non è stato semplice organizzare tutto e, poi, era la mia prima volta. Ero un po’ in ansia, ma mi sono dato delle regole, uno schema. La situazione tra noi è degenerata, ma andiamo per ordine.
Prima di tutto dovevo scegliere un terreno di caccia. Non poteva essere Sorrento, troppo familiare. Napoli? Troppo pericolosa, una ragazza attenta avrebbe preso precauzioni. Così ho scelto Fisciano. Polo universitario, ancora piccolo. Sensazione di sicurezza diffusa, ci si lascia andare a piccole distrazioni. Proprio come hai fatto tu.

Da bravo cacciatore ho esplorato locali, bar, pub. Ho visto molte situazioni interessanti, ma nessuna che suonasse il campanello nella mia mente. Quasi pensavo di arrendermi. Poi, al bancone di un pub, ho visto te. Occhi castani, capelli che sembravano corvini sotto quella luce. Eri tu. Sorridevi, il tuo sorriso asimmetrico. La sera eri diversa, troppo rossetto di un rosso appariscente. Meglio il pallore che stai assumendo ora. Con te c’era un’amica, carnagione olivastra, tratti latini. Spagnola, l’ho capito dal vostro parlare.

venerdì 16 gennaio 2026

Attimi che riportano senso dove vedevi solo stanchezza


Ci sono momenti in cui vivi in automatico, come se tutto ciò che fai fosse una versione sfocata della tua vita.
Poi succede qualcosa di minuscolo: una frase, un silenzio, un dettaglio che si incastra al posto giusto.
Non illumina tutto, non ti salva.
Però apre una fenditura, e da lì entra un significato che non cercavi più.
E quella piccola fenditura cambia la percezione di ciò che sei diventato.
È l’inizio di un ritorno lento, ma autentico, a te stesso.

AFORISMA
        
“La verità non accende fari: fa spazio a un senso che non sapevi di aver perduto.”

giovedì 15 gennaio 2026

Come costruire un brand credibile

 

Vuoi che i lettori ti riconoscano, ti seguano e scelgano proprio i tuoi libri?

Allora devi costruire un brand d’autore credibile, non limitarti a pubblicare un romanzo e sperare che la visibilità arrivi da sola. Oggi il mercato è saturo: chi possiede un’identità chiara emerge, chi non ce l’ha scompare nel rumore di fondo.

La base di un brand efficace è l’identità narrativa. Ogni autore deve sapere quale promessa offre ai suoi lettori: emozioni forti, mistero, magia, introspezione, comfort, provocazione. Questa promessa non va dichiarata una volta sola, ma ripetuta in ogni punto di contatto: profili, biografie, post, newsletter, presentazioni. Se non è definita, il lettore non sa cosa aspettarsi e smette di riconoscerti. A sostenere l’identità arriva la coerenza visiva e tonale. Colori, font, stile delle immagini, modo di parlare, ritmo dei contenuti: ogni elemento deve dire “questo sono io”. Un brand è davvero forte quando lo si riconosce a colpo d’occhio, prima ancora di leggere il nome dell’autore.

La professionalità è un altro pilastro fondamentale. I lettori non si avvicinano a chi appare disordinato, confuso o intermittente. Serve un piano editoriale costante, contenuti di valore, una presenza che trasmetta sicurezza e competenza. La credibilità non nasce dal libro in sé, ma da come l’autore si presenta al mondo. Un brand autentico non vive solo nella testa dell’autore: vive nella relazione con i lettori. Una community non nasce attorno a un titolo, ma attorno a un universo narrativo. Domande, rubriche, dietro le quinte, frammenti del processo creativo: tutto contribuisce a far sentire il pubblico parte di qualcosa.

Quando un autore riesce a rendere riconoscibili la propria voce, il proprio immaginario e il proprio stile comunicativo, il nome comincia a lavorare per lui. Ogni nuova uscita parte già con un vantaggio: esiste un pubblico che lo aspetta, lo riconosce e lo desidera. Un brand d’autore credibile non è un optional. È ciò che trasforma un libro qualunque in un’esperienza, un autore sconosciuto in una presenza riconoscibile, una storia isolata in una relazione duratura.


Alda Merini



L'albatros

Sui navigli di Milano nasce la "storia quasi vera" di Alda Merini. Una vita piena di amori e di matrimoni, di ricoveri e di sventure, di amore per la musica e di passione per la poesia. Un'esistenza da ripercorrere leggendo le sue poesie più amate, alla ricerca di momenti di quotidianità e briciole di libertà.




mercoledì 14 gennaio 2026

Socialmente Consapevole e Segnalazioni letterarie presentano: Sussurrami, o dea, di Davide Del Popolo Riolo



Davide Del Popolo Riolo ci conduce in un viaggio che attraversa il mito con passo umano, restituendo voce a figure troppo spesso imprigionate nel loro destino. Cassandra, Socrate, Filottete ed Euripide non sono più solo nomi scolpiti nella memoria classica: diventano coscienze vive, fragili e ribelli, attraversate dal dubbio e da una profonda sete di libertà.


La scrittura dell’autore è elegante e riflessiva, capace di rendere percepibile il peso delle domande eterne, quelle che ancora oggi interrogano il lettore sul senso del potere, della giustizia e dell’anima. Il mito non è semplice cornice narrativa, ma spazio di confronto e ascolto, dove filosofia e dimensione emotiva si intrecciano senza forzature.

Il romanzo si distingue per la capacità di fondere mito e pensiero con un respiro moderno, offrendo una visione in cui la voce femminile del divino non è un’eco lontana, ma il motore di un risveglio interiore. Il dubbio diventa così una forza che incrina l’ordine imposto e apre alla possibilità di una scelta consapevole. Sussurrami, o dea è un’opera colta e intensa, che invita a fermarsi, ascoltare e lasciarsi interrogare dal silenzio degli dèi.

In questo silenzio carico di tensione, il romanzo continua ad espandere il proprio significato, trasformando il mito in uno specchio inquieto del presente. Ogni personaggio diventa portatore di una frattura, di una crepa nell’ordine stabilito, mostrando come la fedeltà cieca agli dèi non coincida mai con la giustizia. Il dubbio, lungi dall’essere una debolezza, si configura come l’unica vera forma di lucidità possibile.

La narrazione non procede per eroi trionfanti, ma per coscienze che si risvegliano lentamente, spesso nel dolore. Cassandra incarna la condanna di chi vede troppo e viene escluso; Socrate rappresenta la voce interiore che non accetta compromessi; Filottete porta nel corpo l’ingiustizia subita, mentre Euripide dà parola a chi è stato cancellato dalla storia ufficiale. In questo intreccio, l’umano emerge come spazio di resistenza, fragile ma irriducibile.

Sussurrami, o dea si rivela così come un’opera che non cerca consolazione, ma consapevolezza. Un testo che chiede al lettore di assumersi il rischio del pensiero, di accettare l’inquietudine come condizione necessaria alla libertà. Il mito diventa allora un linguaggio vivo, capace di parlare al presente, ricordandoci che ogni cambiamento autentico nasce da una domanda che non smette di farsi sentire.



Agatha Christie - Il caso della moglie di mezz'età